Scritta sotto il ritratto di un antenato
mi colpì, quand’ero piccolissimo,
una misteriosa parola latina:
servabo.
Può voler dire conserverò,
terrò in serbo, terrò fede,
o anche servirò, sarò utile.

Luigi Pintor

 

Servabo nel senso di serbare, custodire, rispettare, sorvegliare il valore estetico dell’esistenza: la conoscenza del mondo attraverso la percezione dei sensi.

Servabo è laico perché, senza preconcetti, considera qualsiasi dato, elemento, informazione e opinione, come un contributo alla conoscenza.

Servabo è di parte perché attraverso l’approfondimento, l’inchiesta e il rigore dell’analisi, si forma un’opinione e assume
una posizione.